Who is Emanuela Orlandi? (More about Vatican scandals)

Scomode verità per Emanuela Orlandi

Partita riaperta. Dopo quasi 29 anni di indagini rallentate, silenzi e omissioni, omissis e clamorosi depistaggi, la vera storia della scomparsa di Emanuela Orlandi potrebbe essere scritta davvero.
(Después de casi 29 años de investigación se desaceleró, los silencios y omisiones, supresiones y sensacionales pistas falsas, la verdadera historia de la desaparición de Emanuela Orlandi en realidad podría ser por escrito.)

Finalmente. Con un duplice risultato: affrancare la famiglia del messo pontificio di Giovanni Paolo II dall’ incubo di un’ attesa perenne e liberare un intero Paese dalle ombre inquietanti e mai diradate del suo passato, quelle mezze verità, giustificate da inconfessabili ragion di Stato, pronunciate (o non dette) sulla pelle di una bambina. La mossa della Procura di Roma, arrivata ieri dopo che da giorni si ipotizzava di ispezionare la tomba del boss «Renatino» De Pedis indegnamente sepolto a Sant’ Apollinare (tanto più dopo la dichiarazione del ministro dell’ Interno sulla «non extraterritorialità» della basilica), da questo punto di vista ha l’ indubbio effetto di sparigliare le carte. «No, quella bara può restare chiusa», hanno fatto sapere i magistrati. Come dire: non pensiamo neanche lontanamente che lì dentro ci possano essere resti o tracce di Emanuela. Una resa? L’ ennesimo cassetto che si chiude su un mistero italiano deflagrato – da quel lontano 3 luglio 1983 in cui Wojtyla lanciò il primo appello per Emanuela durante l’ Angelus – su scala planetaria? Così sarebbe potuto apparire, se alla premessa non fosse seguito l’ affondo: «In Vaticano qualcuno sa la verità», o perlomeno «conosce elementi indiziari» che possono risolvere il mistero della «ragazzina con la fascetta», è trapelato da Piazzale Clodio. Un cambio di linea sensazionale. Improvvisamente (e, forse non a caso, pochi giorni dopo che del caso si è occupato il Parlamento, durante il question time del ministro Cancellieri sollecitato da Walter Veltroni) la stessa Procura che da 5 anni batteva la pista della banda della Magliana sposta il tiro. «In Vaticano qualcuno sa…». È come se, dal piano della «manovalanza», ora l’ attenzione si sia spostata sui veri mandanti del rapimento. Chi sa? A che livelli? In relazione a quali delle tante ipotesi fatte in 3 decenni? Una prima lettura può essere questa: la magistratura, resasi conto del fragile quadro indiziario contro i tre malavitosi indagati dopo le «rivelazioni» dell’ ex amante di De Pedis, sta per archiviare questo filone. E però, per scrupolo e anche a causa della gran mole di informazioni raccolte, rilancia: si vada avanti, è Oltretevere che bisogna cercare. Il pensiero così non può che andare alle tre rogatorie (finalizzate a interrogare alti prelati) respinte dal Vaticano negli anni ‘ 90; alla famosa audiocassetta con le telefonate in cui l’ «Americano» proponeva lo scambio della ragazza con Alì Agca arrivata smagnetizzata agli inquirenti italiani; e, ancora, all’ allarme su un imminente sequestro nella Santa Sede lanciato dai servizi segreti francesi e mai trapelato, oppure alla disinvolta gestione dello Ior di monsignor Marcinckus, dal quale partivano corposi finanziamenti diretti a Solidarnosc, il sindacato anticomunista caro al papa polacco… La verità è che, adesso, la totalità dei tasselli torna sul tavolo: tutti i possibili moventi (sequestro a fini terroristici legato all’ attentato al papa; a sfondo economico, per i soldi «non rientrati» alla banda della Magliana; o sessuale, un brutto incontro fuori o dentro le Mura leonine) andranno riesaminati.

Con coraggio e determinazione. Senza pudori o timori reverenziali. Una partita riaperta nel nome di verità e giustizia. E di Emanuela, dovunque ella sia.
di Fabrizio Peronaci (dal Corriere della Sera di Roma)

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